Slazenger è senz’altro la più grande fabbrica sportiva di tutti i tempi. Fondata nel 1881, da Ralph Slazenger, che assieme ai fratelli minori Albert e Isaac, iniziarono l’attività a Manchester, per poi spostarsi a Londra. La collaborazione tra l’azienda britannica e i campioni di ogni tempo risale sin dalla sua nascita, infatti, prosegue addirittura dal 1902, quando, quando su richiesta dei grandi giocatori, le palline Slazenger furono introdotte sui campi dell’All England Club. All’epoca, era impossibile solo immaginare che, Centoquarantacinque anni più tardi, sarebbero state ancora le palline della Slazenger a sancire il primato assoluto di titoli Slam vinti sul Centre Court. All’inizio dell’avvio della fortunata collaborazione con Wimbledon, la ditta era attiva già da ventuno anni. Al di là della modestia professata dal fondatore, negli anni seguenti, Slazenger avrebbe avuto una crescita tale da divenire una delle aziende leader nell’intero globo.
Se quelle griffate Slazenger figurano come palline ufficiali dell’evento tennistico più prestigioso ormai da un secolo abbondante, c’è da dire che le racchette non sono state da meno, avendo collezionato centinaia di successi importanti, per mano di alcuni fra i più grandi campioni dal XIX al XX Secolo. Già dai primi tornei svolti a Wimbledon, quasi tutti i partecipanti, utilizzavano racchette Slazenger, probabilmente per la continua ricerca nella miglioria, come per esempio, il manico “ottagonale” inventato proprio da Ralph nel 1885, e che ancora oggi lo stile rimane linea guida di tutte le aziende del mondo. Agli inizi del Novecento oltre ai fratelli Doherty, Frank Riseley e Arthur Gore, utilizzarono racchette Slazenger la Douglass (in seguito conosciuta come Mrs Lambert-Chambers). Dal 1934 al 1936, Fred Perry, impugnando una Slazenger autografa, conquistò tre vittorie di fila a Wimbledon.
A parte le racchette iconiche The DHOERTY; The LAWFORD; The DEMON; The RENSHAW e altre di fine Ottocento, che rimangono pezzi da museo, tre sono le racchette che hanno fatto la storia di questo prestigioso marchio, e sono:
la “No.1” nata nel 1881; la “Challenge” realizzata nel 1955, divenuta successivamente “Challenge Power”; la terza, nacque con il binomio “Challenge No.1”. Queste, per la maggior parte, sono state le racchette che hanno vinto di più, anche per mano di un giovane campione, un tale “Bjorn Borg”, ma tantissimi altri modelli sono stati apprezzati ugualmente negli anni, grazie soprattutto alla continua evoluzione dei telai. La “Challenge Power” godette di un’enorme longevità: a utilizzarla furono, tra gli altri, campioni australiani quali Roy Emerson, Ken Rosewall e Neale Fraser, lo spagnolo Manolo Santana, Athea GIBSON, Nicola PIETRANGELI, il nostro gigante buono Orlando Sirola, Corrado Barazzutti, Sue Barker. Margaret Court e l’inglese Christine Truman, che vinse gli Internazionali d’Italia nel 1959.
È del 1938 la racchetta P-M, acronimo di Fred Perry e Dan Maskell (Allievo e Maestro), con la quale è stato possibile imparare ad impugnare la racchetta nel modo corretto, sia di dritto che di rovescio, grazie alle guide trascritte sul telaio.
Slazenger precorse i tempi anche nel periodo di transizione tra le racchette in legno e quelle moderne: infatti, già nel 1969 iniziò a produrre un telaio in acciaio cromato, la “Plus”, che venne utilizzata da Betty Stove, più tardi, realizzò la “X10” in lega aerospaziale in cromo Bleu per Manuel Orantes.
Slazenger a metà degli anni Settanta del Novecento diede la svolta al tennis, rivoluzionando il concetto della racchetta. Costruita interamente in graphite 100%, la “PHANTOM” è stata la prima racchetta realizzata con fibre di graphite. Tra il 1975 e il 1976, il test della nuova racchetta fu affidato a David Lloyd, fratello del campione inglese John Lloyd, che la utilzzò nei tornei per tutto il 1976.
Nel 1981, la Slazenger per festeggiare il Centenario, mise sul mercato una racchetta commemorativa, la “Challenge Graphite 100”, usata da Virginia Ruzici e Sergio Casals, ma il pezzo forte fu dato dal modello costruito per il nuovo arrivo, l’idolo argentino Gullermo Vilas, che sempre nel 1981, fece scalpore il fatto di aver abbandonato la racchetta Head per passare alla Slazenger. Vilas Firmò un contratto di cinque anni, il più lungo della storia della ditta inglese, e cominciò a giocare con la “Vilas Tour Frame”, un telaio che egli stesso aveva contribuito a disegnare, dando inoltre il suo nome anche ad altri modelli: come la “Vilas International”, e la “Vilas 24”. Al primo torneo disputato a Houston, trionfò senza cedere nemmeno un set, dominando in finale lo statunitense Giammalva.
La tecnologia negli anni fa il suo corso, e nel 1988 anche Jimmy Connors, veterano ben intenzionato a non abbandonare la scena, si accasò con il brand inglese, impugnando la “Panther Pro Ceramic” per gli ultimi fuochi di una carriera irripetibile. In seguito anche Arantxa Sanchez-Vicario e Tim Henman hanno utilizzato una Slazenger con successo. Proprio il valido “Timbledon”, nell’ultimo anno della sua carriera, ha sperimentato con successo l’innovativa tecnologia “Nano Carbon”, che a parità di peso, regalava maggior spinta e potenza. D’altronde, in Centoquarantacinque anni di storia, la Slazenger è stata caratterizzata da una continua evoluzione, che l’ha mantenuta costantemente al passo coi tempi: anzi, spesso li ha addirittura precorsi.

